Riserva di Monterano



Una Riserva unica nel panorama regionale, comprende i resti di un antico abitato, una città morta da più di due secoli abbandonata dall’uomo e oggi immersa in un paesaggio insolito e affascinante.

Come arrivare

La riserva di Canale Monterano si estende lungo tutta la città ed è raggiungibile dalla strada provinciale 7a.

Un po’ di storia

La Riserva Naturale Regionale “Monterano” è stata istituita il 2 dicembre 1988 e poi ampliata nel 1993, tutela uno degli angoli più rappresentativi ed intatti della Tuscia Sabatina, l’area è quella dei monti della Tolfa anche se gli studiosi preferiscono parlare di comprensorio tolfetano-cerite-manziate.

Di fatto questa è una delle zone più interessanti della regione. Si estende per circa 1100 ettari in un contesto geografico di notevole valore naturalistico e storico; ai margini di quella Tuscia dove l’intreccio tra natura e cultura è tra i più stretti in Italia.

La riserva

A soli 50 chilometri da Roma e nelle immediate vicinanze di Canale Monterano e Montevirginio: il territorio protetto si contraddistingue per significativi valori naturalistici ed importanti testimonianze storico-archeologiche.

Le finalità per cui la Riserva è stata istituita riguardano la valorizzazione del territorio e delle sue risorse naturali e culturali, la salvaguardia dei preziosi ecosistemi e della biodiversità.

LA RISERVA NATURALE DI MONTERANO E’ PARTE INTEGRANTE E QUALIFICANTE DI UN SISTEMA REGIONALE DI AREE PROTETTE COMPRENDENTE SITI IN TUTTO IL LAZIO.

Cuore della riserva è uno sperone di tufo che si allunga tra i fiumi Mignone e Bicione, dove sorge la città vecchia. Queste rocce devono la loro formazione alle antiche manifestazioni del vulcano sabatino, tra 600.000 e 40.000 anni fa. Come anche i vapori di zolfo e le sorgenti di acqua termominerale che a Monterano si osservano facilmente a pochi passi dal parcheggio, camminando tra pozze ribollenti e tra miasmi inconfondibili.

La flora e la fauna della riserva

I fossi e i pianori offrono una grande varietà ambientale e anche microclimatica, che si riflettono naturalmente su flora e fauna locali. Le sponde ombrose dei corsi d’acqua ospitano boscaglie ricche di pioppi e salici, e il sottobosco rivela preziose specie botaniche come la felce. Tra le specie di maggiore interesse ci sono Bianconi, nibbi reali e ghiandaie, il falco lanario, il gatto selvatico e la martora.

Testimonianze artistiche

Nel territorio dell’area protetta sono numerose le testimonianze dell’azione dell’uomo sull’ambiente: vie scavate nella roccia vulcanica, monumenti funerari dell’età etrusca e romana, acquedotti, un antico abitato tra cui meritano una particolare attenzione la fontana e il convento che appaiono appena fuori dalla porta occidentale.

Furono costruiti dal 1677 al 1679 su progetto di Gian Lorenzo Bernini e creano un suggestivo effetto scenografico grazie alle caratteristiche tipiche del gusto e dello stile barocco. Oggi nel bel mezzo della navata cresce un ulivo ma la chiesa di San Bonaventura in oltre un secolo di culto ha accolto numerosi fedeli. La sua facciata chiude un verde pianoro dove pascolano spesso le vacche maremmane: un colpo d’occhio tra i più scenografici della riserva che si aggiunge a quello del palazzo baronale, del campanile della chiesa, del maestoso acquedotto ad arcate all’inizio dell’abitato e dei resti vari di abitazioni che si fanno largo tra la vegetazione sempre più avvolgente. Gian Lorenzo Bernini fu incaricato dalla famiglia Altieri anche della sistemazione del Palazzo Baronale, ed ebbe un’idea degna del suo gran genio creativo.

Sfruttando le fondamenta rocciose su cui era posta la struttura, costruì alla base della scoscesa parete di sostegno una bellissima fontana che ben si incastonava sullo sfondo naturale formato dalle stesse fondamenta del palazzo.

Per completare l’opera, alla sommità della parete e proprio sopra la fontana, fece porre una statua raffigurante un leone nell’atto di scuotere con una zampa la roccia per farne uscire della purissima acqua. Così il copioso zampillo andava a finire proprio nella vasca della fontana. In questo connubio tipico dell’arte berniniana, dove arte e natura si fondono con estrema armonia, l’immagine e la fama della famiglia Altieri ne trassero notevoli benefici.

Agli occhi del popolo la fontana risultava come una generosa elargizione di un servizio atto a soddisfare le esigenze di tutti gli abitanti di Monterano. Oggi la statua del leone, insieme alla fontana ottagonale originariamente posta difronte alla facciata del convento di San Bonaventura, sono state trasferite rispettivamente all’interno del comune e nella piazza principale di Canale Monterano, sono state realizzate delle fedelissime copie e poste nei luoghi originali; divenuti simbolo delle tradizioni e della storia di Canale.

La Riserva naturale nell’Era Moderna

Il definitivo abbandono del paese – già iniziato anni prima a causa della malaria – avvenne nel 1799 dopo una disastrosa invasione delle truppe francesi. Grazie a un recente intervento di restauro conservativo, non ancora concluso, Monterano sembra appena uscita da un film, non a caso qui si sono susseguiti una seri di ciak famosi:

  • Ben Hur nel 1959 con Charlton Heston,
  • Il marchese del Grillo nel 1981 con Alberto Sordi,
  • Brancaleone alle crociate con Vittorio Gassman.

La Riserva naturale di Monterano è parte integrante e qualificante di un sistema regionale di aree protette comprendente siti in tutto il Lazio: una riserva unica nel panorama regionale, e non solo.

Dove Dormire vicino Riserva di Monterano

Dove Mangiare vicino Riserva di Monterano